SEQUENZA MINOR

Edizione di 7; 40x60 cm.; Stampa giclée su Hahnemühle Photo Rag 308 gr.

Statement

Cerco in queste superfici risposte alle mie domande, o forse sono le stesse rocce a interrogarmi, dagli abissi delle ere geologiche in cui hanno preso forma. Entro in un rapporto profondo con il soggetto, ne contemplo l’aspra bellezza e la contrastata luminosità, resa dal potente sole d’Agosto in ogni passaggio, dal bianco purissimo al nero profondo. 

 

Davanti ai miei occhi materia, luce e tempo si dispiegano, una rivelazione al cui cospetto un’intera vita, la mia ad esempio, è solo un frammento, l’aprirsi e il richiudersi dell’otturatore.

 

Diventano, queste rocce – lo stesso soggetto che ispirò nel 1950 Minor White – contrappunto alla voce del salmista: «Insegnaci a contare i nostri giorni» (Sal 90,12). Il tema della finitezza dell’esistenza appartiene a ogni essere umano, di ogni credo, latitudine, epoca. E’ questo l’orizzonte e il focus di questa sequenza. L'equivalente, per usare il linguaggio sdello stesso White e di Stiegliz, suscitato in me da questa esperienza visiva.

 

Inaspettata, al termine, sale la marea, che confonde l’intero scenario, trasfigurandolo. Tutto affonda sotto la mobile lastra d’acqua. Solo ora può nascere il riflesso, anche per un solo istante, di un’immagine, di una possibile risposta al grido lanciato dal salmista, che è anche il mio, e forse il tuo.

 

Ho ben chiaro che non tutti vogliano o riescano ad entrare in empatia con queste immagini. Mi è chiaro anche che quanto esse possano produrre non appartiene più all’autore, ma solo all’esperienza che ne farà l’osservatore.

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